VOTI PERPETUI
Missionarie della Carità, Roma, 23 maggio 2026.
Come il Padre mi ha amato, anch’io vi ho amato; rimanete nel mio amore
Care missionarie della carità, cari amici,
In questo meraviglioso giorno dei loro voti perpetui, le nostre sorelle missionarie della carità incarnano le parole del salmo che abbiamo appena cantato: Ascolta, figlia mia! Guarda e inclina l’orecchio; dimentica il tuo popolo e la tua famiglia; il re si innamori della tua bellezza! Egli è il tuo Signore, prostrati davanti a lui. Che bel canto d’amore è questo salmo di David che esalta il più bello degli uomini e contempla la figlia del re come l’eletta del suo cuore: Maestosa, la figlia del re è nell’interno, in veste ricamata d’oro. Vestita di mille colori, è condotta verso il re; queste vergini hanno lasciato ogni cosa per amore del re e ricevono in cambio questa promessa: i tuoi figli sostituiranno i tuoi padri, ne farai principi su tutta la terra; sanno che non saranno sterili, saranno colmate di gioia dalla loro fecondità.
Care missionarie della carità, care spose del Re dei re, quanto siete maestose nella vostra umiltà e povertà, poiché la chiamata di Dio vi ha dato come unica ricchezza l’Amore, l’Amore del Cuore assetato di Gesù. Come il Padre mi ha amato, anch’io vi ho amato; rimanete nel mio amore; avete ascoltato questa parola nel profondo del vostro cuore e vi siete fidate di essa. La fede nell’Amore è diventata la vostra passione, la vostra carta d’identità come cittadine del Regno, il vostro passaporto per attraversare tutte le frontiere di questo mondo. Per la vostra fede nell’Amore, siete ammesse come spose nel palazzo reale per regnare con lo Sposo che si è fatto obbediente fino alla morte, e morte di croce, che si è fatto povero per arricchirci con la sua povertà.
Oggi confermate definitivamente il vostro «sì» a Colui che vi ha scelte per dimorare con Lui nel Suo Amore e per attirare in questa dimora i più poveri tra i poveri. Come vostra madre, santa Teresa di Calcutta, avete ascoltato la chiamata di Gesù assetato d’amore e di anime, e non volete negargli nulla. La sua sete d’amore risuona ogni giorno nel vostro cuore di spose e volete soltanto dissetare la sua sete amando e soccorrendo i più poveri tra i poveri. Ecco i termini del vostro matrimonio con il Re dei re.
Allora, care sorelle, come farete a sostenere una tale vocazione e una tale missione? Non si tratta di una piccola avventura sentimentale, di un matrimonio alla prova, per così dire; si tratta di un grande salto al di sopra dell’abisso della vostra piccolezza. Prendete ancora una volta coscienza della sfida di una tale vocazione e delle risorse necessarie per riuscire in questa avventura d’amore al servizio dei poveri. Il primo contatto che abbiamo avuto mi ha informato che, nel gruppo di dodici che formate, c’è una brasiliana, tre indiane, una francese, una libanese, una polacca, due del Kenya, una delle Filippine e una del Ruanda. Quattro continenti sono oggi rappresentati nella celebrazione di un carisma la cui universalità non ha più bisogno di essere dimostrata. Ma al di là di questi dati sociologici, diteci: come siete arrivate fin qui, a questo momento della vostra storia personale e comunitaria? Le vostre radici culturali e la vostra famiglia hanno certamente svolto un ruolo nella preparazione della vostra vocazione, ma il fattore decisivo è venuto da altrove e dall’alto; in breve, dalla Grazia. Il Padre eterno ha posato su di voi il suo sguardo, per pura gratuità d’amore e di misericordia. Vi ha fatto segno per mezzo di Gesù, Gesù crocifisso, le cui ultime confidenze d’amore non potete dimenticare. Come il Padre mi ha amato, anch’io vi ho amato; rimanete nel mio amore. Non siete voi che mi avete scelto, ma io che vi ho scelte e vi ho costituite affinché andiate, portiate frutto e il vostro frutto rimanga.
La grazia vi ha condotte fin qui; contate sulla grazia per il futuro e sulla forza della preghiera, non sulle vostre proprie forze; ecco perché avanzate con fiducia verso il Regno dove si raccolgono i frutti della carità. Alla sera della vita saremo giudicati sull’amore, scrive san Giovanni della Croce, parafrasando il vangelo di Matteo 25. Ciò che avete fatto al più piccolo dei miei, l’avete fatto a me; e ciò che non avete fatto ai più poveri, non l’avete fatto a me. Nel giudizio, piangeremo soprattutto le nostre omissioni, tutto il bene che abbiamo omesso di fare. Data la nostra indifferenza, le nostre negligenze e le nostre passioni colpevoli, c’è di che preoccuparsi. Ma là saremo soccorsi dalle Missionarie della Carità, che avranno accumulato riserve di opere buone e ci aiuteranno generosamente a superare l’esame.
Per fortuna, le Missionarie della Carità corrono davanti a noi; sono rapide e molto vigili, poiché la loro povertà assoluta le rende leggere; le loro relazioni verginali con tutti e tutte le impediscono di indugiare sulla strada in affetti dubbi; il distacco dalla propria volontà le rende flessibili e disponibili a ogni missione e a ogni cambiamento di destinazione, di cultura e di ambiente. Quale libertà dona loro la vita evangelica di verginità, povertà e obbedienza! Come sono alleggerite da tante preoccupazioni per pensare soltanto all’unico necessario: l’Amore del più Povero tra i poveri!
Gesù ha posato il suo sguardo su ciascuna di loro e, senza parole, hanno compreso che Egli desiderava il loro Amore esclusivo e definitivo. Oggi rinnovano il loro «sì» una volta per tutte! Un «sì» traboccante di gioia che è pura follia agli occhi del mondo. Un «sì», tuttavia, che impone rispetto, persino agli increduli, poiché fa la differenza per tanti poveri che popolano le strade delle nostre grandi metropoli. In tutti questi poveri, esse ameranno il Povero per eccellenza, il Crocifisso che vive in loro e mendica il nostro amore. Come il Padre mi ha amato, anch’io vi ho amato; rimanete nel mio amore.
Care missionarie della carità, grazie per precederci nella corsa verso il Regno e per condurci sulle orme dello Sposo del vostro amore. Contiamo su di voi perché sappiamo che non accumulerete meriti per voi stesse, ma per distribuirli a chiunque si avvicini, come la piccola Teresa, la grande ispiratrice di vostra madre, che voleva entrare in cielo a mani vuote, avendo distribuito tutto ai più poveri. Vostra madre Teresa si distinse in questo senso per una specie di eccesso: diede così tanto di tutto che non sentiva più nulla della gioia della sua unione con Dio. Tutto era distribuito dall’alto ai più poveri tra i poveri, a sua insaputa, sentendosi lei stessa totalmente vuota e miserabile, come il Crocifisso che aveva sposato. Mistero nuziale di vostra madre, nella notte della fede, che non bisogna imitare né ambire, poiché è segreto del Re riservare a ciascuno e ciascuna la propria forma e misura d’amore.
Care sorelle in Cristo, care missionarie della carità, la vostra testimonianza ci commuove e ci esorta ad amare di più. Pregate per noi, conservate la vostra gioia contagiosa, poiché è la gioia che annuncia il Regno già presente tra noi qui sulla terra. La nostra Eucaristia partecipa già alle nozze dell’Agnello che celebreremo in pienezza in cielo; la celebriamo ora con un solo cuore con Maria Immacolata, Madre della Chiesa e nostra madre, che accompagna sempre l’Offerta del suo divino Figlio e ci protegge sul cammino verso il Regno. La nostra gioia è grande oggi perché lo Sposo ci versa in abbondanza il vino nuovo dello Spirito grazie alla meravigliosa offerta delle sue spose. Benedetto sia!
Oh sì, siete maestose, in vesti ricamate d’oro, vestite di mille colori, avanzando liete verso il Re dei re e il Signore dei signori! Rendiamo grazie al Padre per mezzo del Figlio del suo Amore nello Spirito di verità, alla lode della Gloria della sua grazia. Amen!
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